Fare causa al franchisor: come, quando e perché - Studio Legale Franchisee - Pandolfini
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Fare causa al franchisor: come, quando e perché

11 Apr Fare causa al franchisor: come, quando e perché

Chi ha letto i precedenti articoli avrà capito che il contenzioso spesso non è lo strumento idoneo a risolvere i problemi degli affiliati in franchising. Ma questo non significa che non vi siano dei casi in cui l’affiliato può (e direi deve) promuovere un contenzioso contro il franchisor per ottenere un risarcimento dei danni (questa è infatti generalmente la domanda che viene proposta), previo annullamento/risoluzione del contratto di franchising. Vediamo come, perché e quando ciò è possibile.

Partiamo dalla fine, ovvero: quando è possibile e (soprattutto) opportuno (cioè proficuo per l’affiliato, sotto il profilo del rapporto costi/benefici) fare causa al franchisor (per ottenere appunto il ristoro dei danni subìti?

In teoria vi sono molte ipotesi in cui l’affiliato potrebbe promuovere un contenzioso a tale scopo: ad esempio quando il know-how promesso dal franchisor è insussistente (ad esempio perché il manuale operativo è di scarso valore o perché la formazione non viene erogata o è di scarsa qualità), o quando l’informativa prevista dalla L. n. 129/2004 prima della firma del contratto non viene consegnata all’aspirante affiliato nei termini previsti o è inesatta/erronea/incompleta, o ancora quando il franchisee non consegue i risultati economici prospettati dal franchisor nel business plan, e così via.

In tutti questi casi, tuttavia, è molto difficile che l’affiliato riesca ad ottenere un risultato vantaggioso, per diversi motivi, di cui abbiamo parlato nei precedenti articoli. E dunque è sconsigliabile (anche se non impossibile) intentare una causa (solo) sulla base di tali motivi. Diverso può essere il caso in cui il franchisor si renda inadempiente ai propri obblighi contrattuali.

Se infatti il franchisor non ha adempiuto a quanto previsto nel contratto di franchising (e quindi, ad esempio: non ha erogato la formazione prevista, non ha consegnato correttamente la merce, non ha fornito l’assistenza tecnica/commerciale, non ha rispettato la zona di esclusiva, non ha effettuato la pubblicità etc.), allora è (relativamente) più semplice per il franchisee ottenere in giudizio un provvedimento favorevole di condanna al franchisor al risarcimento dei danni (previa risoluzione del contratto per inadempimento imputabile al franchisor).

Tuttavia, per ottenere questo risultato occorre che si verifichino alcuni presupposti, ovvero:

  • Deve trattarsi di obblighi previsti a carico del franchisor nel contratto di franchising; spesso invece l’affiliato è convinto che vi sia un certo obbligo per il franchisor, (magari perché il franchisor stesso ne aveva parlato prima della firma del contratto) quando invece tale obbligo non è presente nel contratto di franchising (anche perché esso è predisposto dal franchisor) e quindi semplicemente non esiste (perché la legge n. 129/2004 prevede pochissimi obblighi per il franchisor, e dunque se tali obblighi non sono previsti nel contratto non esistono).

 

  • Deve trattarsi di obblighi descritti con precisione nel contratto (e non vaghi e generici) e gravi, cioè importanti nell’economia del contratto di franchising; meglio sarebbe se questi obblighi fossero previsti in una clausola risolutiva espressa, che provoca automaticamente la risoluzione del contratto (ma questo non accade mai, non foss’altro perché il contratto è predisposto dal franchisor), altrimenti la gravità dell’inadempimento dovrà essere valutata dal giudice, con tutte le incertezze del caso. Per intenderci: la violazione dell’esclusiva, magari ripetuta, è certamente un inadempimento grave e importante; potrebbe invece non esserlo una formazione erogata per un tempo inferiore a quello previsto nel contratto o con contenuti diversi.

3) L’affiliato non deve essere a sua volta inadempiente ai propri obblighi contrattuali; spesso gli affiliati credono che, dato che il franchisor si è reso inadempiente, sono autorizzati a loro volta a non adempiere (ad esempio: il franchisor ha violato l’esclusiva, quindi non pago le fatture); questo comportamento invece è sbagliato e controproducente, perché in tal caso il giudice valuterà l’importanza dei reciproci inadempimenti, e darà ragione a chi ha commesso l’inadempimento meno importante, valutandolo discrezionalmente. Quindi, se ha intenzione di fare causa al franchisor, il franchisee deve essere perfetto nel proprio comportamento dal punto di vista contrattuale.

4) Infine, occorre che l’affiliato reagisca tempestivamente agli inadempimenti del franchisor, inviando puntuali lettere o mail di contestazione e conservando tale documentazione, in modo da essere riprodotta nel giudizio. Se invece l’affiliato, come spesso accade, non reagisce, non scrive nulla o quasi, e poi magari a distanza di anni promuove un contenzioso, questo comportamento può ostacolare molto il buon esito della causa, perché il giudice potrebbe valutare tale comportamento come contrario a buona fede o dedurre che l’affiliato sia stato acquiescente, o ancora che l’inadempimento non sia grave, visto che l’affiliato non ha reagito. Invece, secondo i principi dell’onere della prova, non spetta all’affiliato dimostrare l’inadempimento del franchisor (anche se sarebbe meglio che ciò avvenisse), in quanto, di fronte alla contestazione dell’affiliato, è l’affiliante che deve dimostrare di avere adempiuto.

 


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